Eppure nessuno si accorge di lui

16 January, 2007

Ma quest’uomo è uno dei cantautori italiani più interessanti dell’ultimo decennio.

Si chiama Pippo Pollina, vive all’estero ma è nato in Sicilia, compone scrive suona e canta molto bene, ha un sito personale. Nei suoi lavori (dove chiunque passi a suonare lascia un buon ricordo) convivono jazz, musica popolare e una italian way al rock, se mai esista il rock italiano.

In italia nessuno sembra accorgersi di lui, nemmeno Sofri ne parla su Playlist, difficilmente viene recensito, non si capisce perchè. Fortunatamente per lui all’estero viene apprezzato pur cantando nella nostra lingua, e si guadagna da vivere.

Assolutamente da ascoltare gli album Rossocuore, Il giorno del falco, Bar Casablanca.

In fondo non si sono mai sciolti

3 January, 2007

Sembra che nel 2007 tornino a suonare insieme.

Sarà vero?

Sufjan Stevens - Songs for Christmas

29 December, 2006

Sto ascoltando Song for Christmas, vol. I, II, III.

Un po’ di sacro e un po’ di profano, classiconi imperdibili e qualche composizione di Stevens, il tutto fatto in modo originale, alla Sufjan Stevens, con vari strumenti a corda, un po’ di fiati e tastiere in qua e là. Suona strano, canta il Natale e non si sentono le campane. Ma quasi quasi mi piace di più così.

C’è anche una bella recensione su Ondarock.

Playlist!

22 November, 2006

Sul forum di Walter Muto è finalmente aperta la sezione Playlist (ideona copiata da Luca Sofri), via ai ricordi, dagli anni ‘60 in avanti.

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Con molta calma inizio a segnare la mia personale playlist qui.

Reduce di Giovanni Lindo Ferretti

8 November, 2006

Inauguro la mia presenza sulla neonata Right Nation apportando il contributo di un libro che ha già fatto discutere ancora prima di andare in stampa.

Reduce è la singolare autobiografia di Giovanni Lindo Ferretti, autore il cui pensiero e la cui opera sono in continuo movimento. "Ex" di quasi tutto. Ex leader dei CCCP, ex ateo, ex leader dei CSI, ex punk. Falliti fino ad ora i tentativi di classificarlo, non appena veniva inquadrato in una definizione ci si poteva accorgere che gli argomenti portati erano già obsoleti. Ferretti ha lavorato sulla sua persona vivendo intensamente le proprie esperienze e lasciandosi permeare dagli infiniti viaggi, fuori e dentro di sè, dagli incontri, tutti importanti e fondanti di un modo di concepire l’esistenza in costante mutamento.

Dolce come gli accompagnamenti di Peter Erskine e allo stesso tempo ruvido e dissonante, semplice ma articolato, proprio come i dischi dei Per Grazia Ricevuta, depositari della genealogia nata con i CCCP. Fedeli alla linea.

Il suo pensiero e la sua esperienza sono un grande punto di paragone per chi tenta di vivere il cristianesimo come Verità e per chi ha riconosciuto la statura dell’Occidente.

Perchè Reduce?

Perchè Ferretti sta solamente tornando a casa, il suo approdo è un dolce ritorno alla tradizione. E’ un cosciente ritorno alla casa sull’appennino reggiano, con le giornate scandite dalla vita di montagna, la contemplazione del paesaggio, il ricordo dell’educazione ricevuta dai nonni. Anche il racconto dei viaggi in Terra Santa, Jugoslavia, Algeria, Russia, rappresentano un ritorno a casa, l’amore per il popolo di Israele è un ritorno a casa.

Il racconto è incalzante e grave allo stesso tempo, perchè la prosa di Ferretti è densa di ogni parola e pesa minuti preziosi di meditazione e comprensione. Ogni tanto viene citata qualche sua vecchia canzone, quasi a significare che la sua conversione è partita tanto tempo fa, quando ancora non se ne poteva nemmeno immaginare l’avvento.

Non manca un prezioso passaggio sulle malattie dell’Uomo contemporaneo: la pretesa di immortalità, la selezione genetica, la maternità a tutti i costi, la lotta all’Indefinibile come lotta moderna all’uomo, la religione dell’Uomo Totale che non accetta il proprio limite. La logicità è lucida e ferrea come ne abbiamo potuto godere leggendo Ferrara o la Fallaci.

A un certo punto irrompe nella storia e nella Storia la chiave di volta: il partigiano dell’infinito, l’Altro che abita l’esistenza non può che opporsi all’uomo totale, negazione della realtà.

La presenza del Divino nelle vicende umane come salvezza dal clericalismo delle nuove umane religioni e dal clericalismo della Chiesa.

Ferretti ci esorta ad un lavoro per il nostro tempo: Fatevi avanti, monache e monaci, famiglie in carne e sangue d’amore. Santi, poeti, eroi, navigatori astrali. La nuova età di mezzo è già in atto. Tocca a voi l’onere di traghettarla al poi. Ne sarete capaci, di buon grado, se l’amerete per quella che è. La vostra età.  Il tempo dell’amore a chi lo fa e della castità per chi in cuor suo d’altro interesse sa. Un giorno dopo l’altro e le notti. Il tempo del lavoro e il tempo della preghiera. Sereni. Contenti. Ora et labora.

Conservo ancora la t-shirt acquistata ad un concerto dei C.S.I. durante la tourneè IN QUIETE (anni ‘90). Sulla maglietta c’era la scritta INQUIETO. Questa dicotomia è l’estrema sintesi del Ferretti/pensiero: dentro la robustezza quieta e rassicurante delle certezze trasmesse dalla tradizione, l’inquietudine della ricerca continua.

Come diceva un vecchio prete lombardo: "Vi auguro di non stare mai tranquilli".

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Pubblicato anche qui e qui.

Davide Van De Sfroos - Naima Club Forlì 03/11/06

4 November, 2006

La carovana del tour "Ma va dalvia l’Blues" fa tappa in romagna, che per Davide Bernasconi è terra straniera, qua si parla un’altra lingua.

L’istrionico artista lagaa decide di allargare il concetto di musica folk aggiungendo ingredienti alla sua musica popolare, calda, sporca e umida insaporita degli umori lombardi. Nel pentolone ritroviamo il blues, il reggae, la lingua gallurese.

E’ uno degli ultimi cantastorie, gli va reso l’onore di portare avanti il progetto coraggioso di recupera e salvaguardia della tradizione (cosa non banale) e di suonare buona musica (ancor meno banale).

Igor Stravinskij

22 June, 2006

Non promulgando un’estetica, ma solo elevando la condizione umana ed esaltando nell’artista il buon artigiano una civiltà trasmette qualcosa del suo ordine alle opere dell’arte e del pensiero. Il buon artigiano, in queste epoche benedette, pensa soltanto a raggiungere il bello attraverso le categorie dell’utile: la sua cura dominante è per il retto procedimento di un’operazione ben condotta secondo un ordine vero. L’impressione estetica che potrà derivarne sarà sinceramente conseguita solo a patto di non essere predisposta.