Reduce di Giovanni Lindo Ferretti

8 November, 2006

Inauguro la mia presenza sulla neonata Right Nation apportando il contributo di un libro che ha già fatto discutere ancora prima di andare in stampa.

Reduce è la singolare autobiografia di Giovanni Lindo Ferretti, autore il cui pensiero e la cui opera sono in continuo movimento. "Ex" di quasi tutto. Ex leader dei CCCP, ex ateo, ex leader dei CSI, ex punk. Falliti fino ad ora i tentativi di classificarlo, non appena veniva inquadrato in una definizione ci si poteva accorgere che gli argomenti portati erano già obsoleti. Ferretti ha lavorato sulla sua persona vivendo intensamente le proprie esperienze e lasciandosi permeare dagli infiniti viaggi, fuori e dentro di sè, dagli incontri, tutti importanti e fondanti di un modo di concepire l’esistenza in costante mutamento.

Dolce come gli accompagnamenti di Peter Erskine e allo stesso tempo ruvido e dissonante, semplice ma articolato, proprio come i dischi dei Per Grazia Ricevuta, depositari della genealogia nata con i CCCP. Fedeli alla linea.

Il suo pensiero e la sua esperienza sono un grande punto di paragone per chi tenta di vivere il cristianesimo come Verità e per chi ha riconosciuto la statura dell’Occidente.

Perchè Reduce?

Perchè Ferretti sta solamente tornando a casa, il suo approdo è un dolce ritorno alla tradizione. E’ un cosciente ritorno alla casa sull’appennino reggiano, con le giornate scandite dalla vita di montagna, la contemplazione del paesaggio, il ricordo dell’educazione ricevuta dai nonni. Anche il racconto dei viaggi in Terra Santa, Jugoslavia, Algeria, Russia, rappresentano un ritorno a casa, l’amore per il popolo di Israele è un ritorno a casa.

Il racconto è incalzante e grave allo stesso tempo, perchè la prosa di Ferretti è densa di ogni parola e pesa minuti preziosi di meditazione e comprensione. Ogni tanto viene citata qualche sua vecchia canzone, quasi a significare che la sua conversione è partita tanto tempo fa, quando ancora non se ne poteva nemmeno immaginare l’avvento.

Non manca un prezioso passaggio sulle malattie dell’Uomo contemporaneo: la pretesa di immortalità, la selezione genetica, la maternità a tutti i costi, la lotta all’Indefinibile come lotta moderna all’uomo, la religione dell’Uomo Totale che non accetta il proprio limite. La logicità è lucida e ferrea come ne abbiamo potuto godere leggendo Ferrara o la Fallaci.

A un certo punto irrompe nella storia e nella Storia la chiave di volta: il partigiano dell’infinito, l’Altro che abita l’esistenza non può che opporsi all’uomo totale, negazione della realtà.

La presenza del Divino nelle vicende umane come salvezza dal clericalismo delle nuove umane religioni e dal clericalismo della Chiesa.

Ferretti ci esorta ad un lavoro per il nostro tempo: Fatevi avanti, monache e monaci, famiglie in carne e sangue d’amore. Santi, poeti, eroi, navigatori astrali. La nuova età di mezzo è già in atto. Tocca a voi l’onere di traghettarla al poi. Ne sarete capaci, di buon grado, se l’amerete per quella che è. La vostra età.  Il tempo dell’amore a chi lo fa e della castità per chi in cuor suo d’altro interesse sa. Un giorno dopo l’altro e le notti. Il tempo del lavoro e il tempo della preghiera. Sereni. Contenti. Ora et labora.

Conservo ancora la t-shirt acquistata ad un concerto dei C.S.I. durante la tourneè IN QUIETE (anni ‘90). Sulla maglietta c’era la scritta INQUIETO. Questa dicotomia è l’estrema sintesi del Ferretti/pensiero: dentro la robustezza quieta e rassicurante delle certezze trasmesse dalla tradizione, l’inquietudine della ricerca continua.

Come diceva un vecchio prete lombardo: "Vi auguro di non stare mai tranquilli".

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