Tutti a Roma/3 (preDICO male e razzolo peggio)

28 March, 2007

Certo che ho sofferto. Certo che ho avuto paura di dannarmi l’anima Ma sono convinta che i Dico non siano peccato, anzi, credo possano rappresentare semi di bene. È meglio la confusione, la promiscuità, la dispersione dell’amore? O invece la spinta a creare un legame, a dare stabilità agli affetti? Due omosessuali non possono sposarsi: non lo dice solo la Bibbia, ma l’intera civiltà giuridica. Se però prevale in loro l’ispirazione alla visione cristiana dell’amore, anziché alla sua dissipazione, da credente devo dolermene o rallegrarmene?

Rosy Bindi

Tutti a Roma/2

È intuibile che si vuole una manifestazione contro le coppie omosessuali, contro il riconoscimento dei diritti ai conviventi, per riproporre un familismo deteriore antistorico ed anacronistico.

Franco Grillini

In verità, in verità vi DICO

21 February, 2007

Sta peggio un bambino in africa a morire di fame o in Italia adottato dai una coppia gay?

Perchè Casini (quel porco) può avere due famiglie e due poveri cristi che si vogliono bene non hanno il diritto di convivere?

Ma guarda che essere maschio o femmina è una scelta!

Noi non siamo contro la famiglia, vogliamo solo avere più diritti.

A me personalmente i culattoni non piacciono, però siamo in uno stato democratico e ognuno ha i suoi diritti.

Premetto che io non ho niente contro i gay, però quando vedo in giro una coppia di froci che si baciano, mi fa un certo schifo.

Io ho anche un amico gay, è una persona stupenda.

Certo che questa Chiesa ha rotto i coglioni, ma loro che non sono nemmeno sposati perchè vogliono insegnare alla gente quello che deve fare?

Non siamo più negli anni ‘50, oggi possiamo scegliere.

Ma scusa, io non credo nel matrimonio che è un pezzo di carta, figuriamoci quello in Chiesa, perchè mi vuoi vietare di andare a firmare un DICO con il mio ragazzo? Mica sono contro la famiglia.

Sangue e Ipocrisia

11 February, 2007

 

Questo è il testo di un comunicato redatto dagli ultras del Parma e ripreso da altre Curve italiane.

"Venerdì sera 2 febbraio, a Catania, un agente di Polizia è rimasto ucciso durante gli scontri a margine di Catania-Palermo. La morte di una persona è un fatto irreparabile, che ferisce tutti gli uomini di cuore e di buonsenso. Ma gli uomini di buonsenso non sopportano l’ipocrisia, che puzza più della morte.
Il dolore è di chi piange il proprio caro, agli altri spetta un rispettoso silenzio. Ma certe persone non si fermano neppure dinnanzi al più nefasto degli accadimenti. E parlano, parlano, per cercare di trarre qualche vantaggio da una tragedia. Anche questo è un crimine (per lo meno morale), si chiama: sciacallaggio.
Parla l’ex ministro Pisanu. Parla di giustizia, lui, che chiedeva aiuti fraudolenti a Moggi. E parla di privatizzare gli stadi, perché è un affare di miliardi. Grazie ai suoi decreti, si può ora dotarli di qualsiasi struttura commerciale.
Parlano il presidente del consiglio e il ministro dello sport. Parlano di decisioni drastiche contro un crimine, loro, gli artefici dell’indulto, quelli che garantiscono impunità ai terroristi sfuggiti alla legge.
Parla il ministro della giustizia. Definisce gli Ultras (milioni di persone totalmente estranee ai fatti) un cancro e dice di voler salvare il calcio. Vuole salvare il calcio, lui, un ex Dc, ex ministro della destra e attuale ministro della sinistra, fautore dell’indulto e strenuo difensore dei corrotti di calciopoli (che voleva tutti amnistiati).
Parla il presidente del Catania. Parla di ricatti, lui, che aveva "minacciato" di non presentare la squadra se lo Stato non avesse acconsentito a far svolgere Catania-Palermo alle 18 di venerdì (così com’è stato).
Parlano i giornalisti, quelli che hanno coperto calciopoli 2006 e tutte le nefandezze operate per insabbiarlo; quelli rimasti in silenzio quando Paolo di Brescia veniva spedito in coma, o quando veniva ucciso Federico Aldovrandi, o quando un tifoso del Napoli finiva in coma per un lacrimogeno sparato ad altezza uomo.
Filippo Raciti, ispettore capo di 38 anni con una moglie e due figli, non doveva essere ucciso; così come non doveva esserlo Federico, un ragazzo di soli 18 anni. Entrambi meritano giustizia; tutti la meritano. Ma la giustizia, per essere giusta, deve fondarsi su di una legge uguale per tutti (e non solo in teoria). Chi enfatizza certi fatti e ne omette altri, chi colpisce talune categorie e ne amnistia arbitrariamente altre, non fa giustizia.
Sono state varate tante leggi speciali in merito alla "violenza negli stadi", alcune palesemente anti-costituzionali. Eppure non sono servite, perché erano profondamente sbagliate. Hanno colpito ingiustamente Ultras e tifosi, hanno criminalizzato chi affronta un altro uomo, con coraggio e lealtà, secondo un preciso codice d’onore. Ed ecco, è rimasta proprio la violenza, quella che va oltre il pugno e arriva alla tragedia. Telecamere e biglietti nominali possono aver spostato il problema fuori dai cancelli, ma niente di più. Una cultura non si cambia spiando le persone.
Ogni giorno si commettono omicidi, stragi e stupri in tutto il Paese. In Sicilia (la regione di Catania) si verifica in media più di un omicidio alla settimana. Ma lo stadio è uno dei posti più sicuri del Paese. Possono esserci alcune scazzottate tra giovani ma i fatti di sangue sono estremamente rari. In Italia si viene uccisi prevalentemente in famiglia (al primo posto), oppure dalla mafia o dalla criminalità comune; questo dicono le statistiche. Dicono che il nucleo alla base della nostra società, la famiglia, ha gli elementi sempre più instabili e in conflitto (si uccidono), e che le organizzazioni criminali dettano la loro legge in buona parte del Paese. Quisquiglie? Per questo Stato sembra di sì, perché le leggi speciali le adotta solo contro Ultras e tifosi.
Domenica 28 gennaio a Luzzi (Calabria), il dirigente di una società calcistica è rimasto ucciso a causa delle percosse subite in una rissa, scoppiata al termine di Cancellese-Sammartinese di Terza Categoria. Due giocatori sono stati indagati per tale omicidio. Ma non saranno varate leggi speciali per i calciatori.
Noi chiediamo giustizia e verità, per tutti. Giustizia e verità anche per Filippo Raciti. Chiediamo che chi ha sbagliato paghi (sempre) e comunque (senza privilegi per nessuno). Chiediamo siano accertate le responsabilità di tutti. Di chi ha ucciso, innanzitutto. Ma anche di ha gestito l’ordine pubblico, di chi ha fatto svolgere una partita a rischio alle 18, di chi ha fatto perdere metà partita ai palermitani (strategia del sopruso che serve solo a surriscaldare gli animi).
Volere la verità in un Paese abituato alla menzogna è un desiderio rivoluzionario. Volere la verità, qualunque essa sia, è un desiderio inusitato. Anche per questo siamo Ultras."

Falsi obiettivi

15 November, 2006

La cronaca italiana di questi giorni ci grida in faccia il bisogno di una risposta agli interrogativi che continua a spalancare senza riposo.

Il ragazzo down picchiato in classe sotto le bestemmie, l’insegnante trovata nuda con gli allievi, le due quindicenni uccise di pomeriggio da un ubriaco alla guida di un’auto, ripetuti episodi che rischiano di focalizzare il pubblico su falsi obiettivi.

Non esiste un problema di educazione sessuale, non esiste una sensibilizzazione all’accettazione dell’handicap, non servono prediche sull’abuso dell’alcool se prima non si fa un passo indietro e si riconosce che il vero problema è l’educazione del popolo, come ribadito dal famoso appello.

Lo cito: "Si vive come se la verità non esistesse, come se il desiderio di felicità di cui è fatto il cuore dell’uomo fosse destinato a rimanere senza risposta.E’ stata negata la realtà, la speranza di un significato positivo della vita e per questo rischia di crescere una generazione di ragazzi che si sentono orfani, senza padri e senza maestri, costretti a camminare come sulle sabbie mobili, bloccati di fronte alla vita, annoiati e a volte violenti, comunque in balia delle mode e del potere".

Sarebbe interessante interrogare un Zapatero o un Capezzone su questi argomenti, ma senza chiedere troppo mi accontenterei di un Prodi. Oltre a dare del pazzo all’intervistatore, probabilmente farebbe un richiamo alla non imposizione di una verità su alcuno.

Giusto. A patto che non neghiamo l’esistenza della Verità.

Papa Benedetto XVI a Verona ci ricordava che quando si fa fuori Dio dalla concezione della vita "ha luogo una radicale riduzione dell’uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sè suscettibile di essere trattato come ogni altro animale".

Educazione, educazione, educazione.

(Lo potete trovare pubblicato anche sulla Right Nation)