Le dee tagliapalle

4 February, 2007

Non berrai del frutto della vite

Camillo Langone su Il Foglio, 03/02/2007

E’ sempre colpa della donna cattiva, prigioniera del suo credersi molto intelligente. In questo caso di Elena Salgado, ministra zapaterista dalla fronte inutilmente spaziosa, che vuole limitare il vino ai maggiorenni e vietarlo ai minorenni. Ne consegue che alle diciassettenni spagnole con una mano si offre la morte, sotto forma di pillola abortiva, e con l’altra si nega la vita, il sangue di Cristo. Il vino è la droga cristiana anche se dovrei dire cattolica perché uno dei tanti esiti infelici del protestantesimo è stato il proibizionismo. “Bevetene tutti” dice Gesù durante l’Ultima Cena, senza farne una questione di anagrafe, e come potrebbe mettere paletti burocratici il figlio di una ragazzina? (Se la Madonna a 15-16 anni fu considerata abbastanza grande per concepire e partorire non è credibile che abbia dovuto aspettare i 18 per concedersi la consolazione di un bicchiere). Invece è Platone, l’antenato di tutti i proibizionisti per un mondo migliore, a disporre che si possa alzare il gomito solo dopo i quarant’anni. Il filosofo greco era un uomo cattivo, certo, prigioniero del suo credersi intelligentissimo, però parzialmente giustificato dal fatto di non avere conosciuto Cristo, al contrario delle donne cattive contemporanee che si riconoscono per l’anticristianesimo consapevole e compiaciuto. Katia Bellillo, una delle dee tagliapalle di cui ogni governo europeo sembra doversi obbligatoriamente dotare, ha ingaggiato una battaglia personale contro le campane. Stefania Prestigiacomo si è iscritta a Forza Aborto. Barbara Pollastrini vuole scandalizzare i piccoli, se il caso anche affamarli, esibendo e sovvenzionando le effusioni omosessuali. “Due bicchieri di vino sono un buon rimedio per l’orgoglio” ha detto Roger Scruton, perciò queste signore dovrebbero berne alcuni bottiglioni. Uno dei vini più celebri della nazione di Cervantes e di Picasso si chiama Sangre de Toro, ovvio che le dee tagliapalle non lo possano sopportare. E’ significativo che nel loro progetto neomatriarcale altre droghe non siano così osteggiate, che la cannabis meriti uno sguardo più benevolo. La storia dell’hashish non è legata al cristianesimo ma a una setta di fanatici maomettani (gli Hashashin da cui la parola “assassini”, gruppo di terroristi sciiti dell’XI secolo). Brividi di oriente. Islam pittoresco. Le donne cattive non sono soltanto cattive, sono anche cieche, non si accorgono di facilitare l’avanzata della sharia. L’imam della moschea di viale Jenner a Milano, che sogna la legge coranica in Italia e quindi appoggia il governo di centrosinistra, non sarebbe dispiaciuto se Elena Salgado contagiasse Livia Turco e se il vino venisse espulso, come si ipotizza in Spagna, anche dalla nostra televisione e dai nostri giornali. Igienisti e islamisti uniti nella lotta. Di fronte a questo esercito di astemi intolleranti non basta più opporre le ricerche scientifiche sui poteri terapeutici di un bicchiere di rosso, le analisi storiche sul vino come elemento fondante della nostra cultura, il concetto caro a san Tommaso del male minore che risparmia dal grande (che per la sua ragionevolezza è quanto di più incomprensibile al cervello manicheo delle donne cattive). Ancora una volta si mostra come il senno d’Europa possa ritrovarlo soltanto la chiesa. Generalizzando la pratica evangelica della comunione “sotto le due specie”, sia col pane che col vino, attualmente praticata solo in poche occasioni e in poche chiese. Distribuire l’ostia intinta nel calice a fedeli di ogni età e vedere se Zapatero manderà la polizia a Santiago de Compostela. Il vino va spostato dal campo dell’opinione a quello della religione, che è il santuario dell’essenziale, del non negoziabile.